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Percepire la pioggia

Primissimi anni 90, dopo pranzo giunse inaspettato quello strano fastidio che rende la vista più ottusa, quella sensazione di occhi lucidi e testa pesante che rende un bambino ancora più innocuo; era Febbraio, quel mese dell'anno che per quel me di un tempo aveva quel sapore così grigio e così vuoto, tanto da spingermi alla ricerca di un frammento di colore e di divertimento in mezzo a quella vita fatta di routine che di certo non meritavo.

Mio papà mi fece mettere a letto, la stanza aveva l'odore di stanza vuota così come l'eco che ne derivava, la mia stanzetta era più vuota che piena, ma per me c'era dentro qualsiasi cosa io potess desiderare; le mattonelle esagonali e color miele sapevano di ghiaccio quel giorno. Non mi era proibito giocare al computer, ma per qualche strana ragione se da piccolo avevo la febbre il primo pensiero era di tenermi lontano dallo schermo, ma per mera fortuna, verso le 16:30 prima che il sole tramontasse del tutto mi venne concesso di accendere il Commodore 64. Inserii la cassetta: Scary Monsters, un gioco della Odin con una bellissima grafica; in effetti a me quel gioco piaceva da impazzire, le musiche erano stupende e perfette, fuori pioveva.

Non so perché, ma quando mi trovavo nella schermata con vista dall'alto, avevo proprio l'impressione di trovarmi in un prato in cui stava già piovendo o bagnato di pioggia da poco, l'impressione era proprio di luogo cupo e pericoloso, uno spazio libero in cui muoversi alla ricerca di un'avventura. La magia è che quella sensazione è rimasta intatta, ancora oggi percepisco il pericolo, la libertà e il senso di erba bagnata; eppure guardalo lì, dov'è che si trova poi questa pioggia?

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